Il secolo lungo della modernità - download pdf or read online

By Philippe Daverio

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Si trattava di una porzione di 2 milioni di metri quadrati edificabili venduti a 100 talleri al metro quadro. Il che portò nella casse 200 milioni di talleri. Il conto del capitale iniziale fu completato con la vendita del vecchio edificio museale che si affaccia sulla piazza del municipio e che tre banche associate si papparono con avidità fornendo altri 100 milioni di talleri. Così furono investiti: 150 milioni per la riconversione della stazione, l’allestimento del parco e le aggiunte all’edificio museale 50 milioni per la costruzione dei 60 appartamenti di lusso (3000 talleri al metro quadrato) della spina lunga che si trova fra la strada principale nuova e i giardini 20 milioni per il restauro del Teatro dell’Opera 15 milioni per la nuova struttura biblioteconomica nelle cantine della Biblioteca Civica 10 milioni per l’adeguamento del Piccolo Teatro 25 milioni per la creazione della Sala delle Esposizioni nella parte retrostante il Municipio, laddove prima v’erano i servizi al cittadino, spostati nel nuovo quartiere per aggiungere funzioni alla sua vitalità 30 milioni per la trasformazione del vecchio albergo del Commercio nel nuovo albergo De la Gare et des Musées, luogo innegabilmente di lusso cortese.

Facilmente comprensibile che un simile sistema di accorpamento delle arti potesse avvenire solo in un paese fortemente centralizzato, e in realtà quando Parigi diventa il motore unico della politica francese, cioè dopo la Rivoluzione, i salon diventano il centro della creatività, a parere dei loro protagonisti, mondiale. Il miracolo parigino del XIX secolo consiste nel fatto che attorno all’Accademia si coagulano gli interessi dei letterati e dei musicisti, facendone un ganglio d’una società che si riconosce quotidianamente nel dibattito artistico.

Al teatro tradizionale, dove si andava ad ascoltare lunghi monologhi, la faccenda importava poco. Era invece essenziale per lo spirito romantico realista di Hugo, il quale aveva pure la mania innovativa di seguire le prove e di condurre gli attori. Si ribellò l’anziana attrice quando si trovò costretta a dire a Ernani: “Voi siete il mio leone, superbo e generoso”, considerando più conveniente dirgli: “Voi siete, monsignore, valente e generoso”. Era intollerabile per lei la metafora giovanilista e ani- malista vietata dal teatro classico.

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by Richard
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